Un incontro allarmante
Il brusio dell’area di servizio – il gorgoglio delle macchinette e lo sbatacchiare delle stoviglie – svanì del tutto dalla coscienza di Matteo. La mascella gli si irrigidì e un’ondata di adrenalina glaciale gli percorse la schiena. Con una calma che smentiva la sua corporatura robusta, afferrò la bambina per le braccia e la sistemò sulla panchina di fianco. Poi allungò il braccio imponente, coperto dal giubbotto di cuoio nero, erigendo una barriera tra lei e il resto del locale. «Tu resta qui dietro», le intimò a voce bassa, ma piena di sicurezza.
Il segreto del ricamo
La piccola si strinse al gilet di Matteo mentre i suoi occhi si fermavano sull’enorme stemma del lupo solitario cucito sul cuoio. Le dita minuscole sfiorarono i fili argentati e le lacrime le riempirono gli occhi. «La mamma mi ha detto…», sussurrò, «che se avessi mai visto quel lupo sulla giacca di qualcuno, dovevo correre da lui. Mi ha detto che i suoi amici mi avrebbero protetta da ogni pericolo.» A Matteo mancò il respiro. Il cuore gli esplose contro le costole. Quell’emblema era il sigillo del suo club, una fratellanza che andava oltre le moto, e l’unico legame sopravvissuto con la sua famiglia. Abbassò lo sguardo sulla bambina e domandò, con voce calda: «Dimmi come si chiama la tua mamma.» La bimba sbirciò il giovane al bancone, poi si nascose ancora e sibilò: «Rosa.» Per Matteo il mondo si immobilizzò. Rosa era sua sorella minore, scomparsa da tempo in giri sbagliati, una ferita mai chiusa. L’aveva cercata ovunque e le aveva lasciato una sola promessa: i lupi sulla schiena l’avrebbero sempre portata in salvo.
Conto alla rovescia sull’asfalto
Matteo fissò il giovane che, con finta nonchalance, stringeva le chiavi nella tasca. «Dove si trova sua madre?» domandò, gelido come l’acciaio. Il ragazzo abbozzò un sorriso forzato: «Quella donna me l’ha consegnata spontaneamente. Era stanca di lei, non voleva più responsabilità. Io sto solo facendo un favore.» Mosse un piede verso l’uscita a vetri. La bambina si mise a scuotere la testa con forza: «Mentisce! Mi ha strappata via mentre la mamma urlava e piangeva in mezzo alla strada!» All’unisono, tutti i motociclisti nell’autogrill si alzarono. Quattro giganti con gli stessi colori e lo stesso lupo avanzarono senza fretta, mentre altri due membri del club entravano dalla porta e sbarravano ogni via di fuga. Il giovane diventò cadaverico, la spavalderia sciolta in un tremito incontenibile della mano. Matteo sfilò dalla tasca una vecchia fotografia sbiadita: una ragazza sorridente con un ciondolo a lupo identico al ricamo. La porse alla bambina, che subito toccò il volto della donna. «È la mia mamma, vero?» domandò la piccola con speranza. «Quella donna è mia sorella Rosa», annunciò Matteo, e la frase risuonò come un verdetto inappellabile. Il giovane si ritrovò addosso la parete, senza scampo, mentre la giustizia della motocicletta stringeva il cerchio.
Prima che qualcuno potesse muovere un dito per chiudere definitivamente la faccenda, la bambina tirò di nuovo la manica di Matteo. «La mamma è ancora là fuori – è chiusa nel portabagagli della sua macchina.»
